Glossario

Quello che segue è un glossario sui rifiuti, pensato per agevolare la lettura dei nostri articoli e per condurre chi ci segue alla scoperta dei principali termini legati al rifiuto. Questo vocabolario, considerando la complessità della materia, è in continuo aggiornamento. Buona lettura.

BIOGAS
Gas che si origina dalla fermentazione anaerobica (in assenza di ossigeno) della materia organica, compresa quella presente nei rifiuti urbani, costituito in prevalenza di metano e anidride carbonica con tracce di azoto e vapore acqueo.

BONIFICA
Ogni intervento di rimozione della fonte inquinante e del materiale contaminato finalizzato a ridurre la presenza di sostanze inquinanti a livelli di non pericolosità per la salute pubblica e per l’ambiente.

CATEGORIE DI ISCRIZIONE
Le attività sottoposte ad iscrizione all’Albo (articolo 212, D.Lgs. 152/06 e s.m.i.) sono suddivise in CATEGORIE (articolo 8, D.M. 406/98 e s.m.i.) a seconda dell’attività svolta dall’impresa. L’impresa può richiedere l’iscrizione ad una o più categorie secondo le dimensioni e l’attività che svolge.

CDR
Il CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) – noto anche come RDF (Refuse Derived Fuel) classifica diverse frazioni di combustibili ricavabili dal trattamento di rifiuti urbani e rifiuti non urbani. Le frazioni comunemente utilizzate sono quella secca dei rifiuti urbani raccolti in maniera indifferenziata e gli scarti derivati dalla selezione dei rifiuti da raccolta differenziata, cioè la parte non destinata al recupero di materia. Inoltre, il CDR può contenere fino al 50% di rifiuti dichiarati assimilati ai fini di tale recupero come la plastiche non clorurate, i poliaccoppiati (cartoni per latte, vino, succhi di frutta), le gomme sintetiche non clorurate, le resine e le fibre artificiali e sintetiche e gli pneumatici fuori uso. L’aggiunta di questi materiali permette da un lato l’aumento del potere calorifico e, dall’altro l’aumento di sostanze pericolose nel CDR. Il processo di ottenimento del CDR prevede varie fasi a seconda della qualità del combustibile da ottenere e del materiale di partenza. Le principali operazioni sono: triturazione e riduzione dimensionale del materiale; deferrizzazione attraverso separatori elettromagnetici; eventuale deumidificazione e stabilizzazione della frazione organica; asportazione di metalli non ferrosi; asportazione di materiali inerti (vetro, ceramiche, sassi, sabbia, inerti); eventuale triturazione ulteriore per adattare la pezzatura in funzione della tecnologia di termoutilizzazione; eventuali essiccamento, addensamento o pellettizzazione, in base alla modalità di alimentazione degli impianti. Il Combustibile Derivato dai Rifiuti viene utilizzato principalmente in quegli impianti con finalità di recupero energetico come cementifici, inceneritori, centrali termoelettriche, impianti per la produzione della calce, impianti siderurgici, impianti di gassificazione e centrali termiche per teleriscaldamento.

CODICI CER
I codici C.E.R. (Catalogo Europeo dei Rifiuti) sono delle sequenze numeriche composte da 6 cifre riunite in coppie (es. 03 01 01), volte ad identificare un rifiuto in base al processo produttivo da cui è originato. I codici CER, in tutto 839, sono inseriti all’interno dell’Elenco dei rifiuti istituito dall’Unione Europea con Decisione 2000/532/Ce e recepito dall’Italia il 1° gennaio 2002, che successivamente ha provveduto ad un suo riordino per mezzo di due provvedimenti della normativa sui rifiuti: il Decreto Legislativo n.152/2006 (recante “Norme in materia ambientale”), allegato D, parte IV e il Decreto Ministeriale del 2 maggio 2006, del ministero dell’Ambiente (”Istituzione dell’elenco dei rifiuti”) emanato in attuazione del Decreto Legislativo n.152/2006 e successivamente dichiarato incapace di produrre effetti giuridici, non essendo stato sottoposto al preventivo e necessario controllo della Corte dei Conti, con comunicato del ministero dell’Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26 giugno 2006. I codici C.E.R. si dividono in non pericolosi e pericolosi, i secondi vengono identificati graficamente con un asterisco dopo le cifre (es. 02 01 08*). Ritornando al discorso della categorizzazione, a ciascun rifiuto viene assegnato un codice numerico di 6 cifre. Ciascuna coppia di numeri identifica in: a) Classe: settore di attività da cui deriva il rifiuto; b) Sottoclasse: processo produttivo di provenienza e c) Categoria: nome del rifiuto. Esempio di codice CER: Classe 06.00.00: Rifiuti dei processi chimici inorganici; Sottoclasse 06.09.00: rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di prodotti fosforosi e dei processi chimici del fosforo; Categoria 06.09.02: scorie fosforose.

CODICI CER 99
I CER che terminano con 99 hanno la descrizione “Rifiuti non specificati altrimenti”. Essi hanno in comune solo l’appartenenza ad una particolare classe o sottoclasse ma non sono individuate in nessuna categoria specifica.
Spesso si abusa di questo codice per semplicità o comodità quando non si riesce ad individuare un codice CER. La normativa evidenzia, invece, che mentre le categorie specifiche individuano esattamente un rifiuto con provenienza e caratteristiche univoche, le categorie 99 devono avere solo carattere residuale nella procedura di assegnazione dei codici, ovvero, vanno assegnati “per ultimo e per forza”.

COGENERAZIONE
Generazione in un unico impianto di diverse forme di energia, per esempio quella elettrica (corrente) e quella termica (calore).

COMPOST
Il compost, detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell’umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione, scarti organici, come ad esempio la cosiddetta frazione umida dei rifiuti solidi urbani.

COMPOSTAGGIO
Processo biologico aerobico, controllato dall’uomo, che porta alla produzione di una miscela di sostanze umificate, appunto il compost.

COMPOSTAGGIO INDUSTRIALE
Processo di trasformazione in compost di scarti organici, come ad esempio la cosiddetta frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Il compostaggio industriale permette un controllo ottimale delle condizioni di processo (umidità, ossigenazione, temperatura) e la presenza di eventuali inquinanti nella materia prima (residui di metalli pesanti e inerti vari). Il compostaggio industriale di qualità, ottenuto dalla raccolta differenziata dell’organico può essere sfruttato, ad esempio, in agricoltura, fungendo da fertilizzante naturale ed evitando il ricorso a concimi chimici a pieno campo.

DIOSSINE
Con il termine generico di diossina si considerano 210 composti chimici contenenti cloro (diossine e furani) senza valore commerciale, che hanno origine da alcune attività industriali (produzione di cloro e PVC, uso di cloro in molte applicazioni industriali, incenerimento).

ECOBALLE
Cubi incelofanati da oltre una tonnellata oppure materiale tritovagliato da bruciare attraverso il cosidetto “recupero energetico della frazione secca” nei termovalorizzatori, al fine di ottenere energia.

ECOMAFIE
Neologismo coniato per indicare le organizzazioni criminali che commettono reati arrecanti danni all’ambiente. In particolare sono generalmente definite ecomafie le associazioni criminali dedite al traffico e allo smaltimento illegale di rifiuti, nonchè all’abusivismo edilizio di larga scala. Anche attività quali l’escavazione abusiva, il traffico di animali esotici, il saccheggio dei beni archeologici e l’allevamento di animali da combattimento possono essere considerate in questo modo.

FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE DEI RIFIUTI
Il Formulario di Identificazione è un documento che accompagna i rifiuti durante la fase di trasporto redatto in quattro esemplari, compilato datato e firmato dal detentore dei rifiuti e controfirmato dal trasportatore. Il Formulario di Identificazione, oggi sostituito dal SISTRI, permetteva all’autorità di controllo di vigilare sulla corretta gestione del rifiuto durante la fase di trasporto e al produttore stesso del rifiuto di dimostrare di aver assolto ai propri obblighi di legge per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti, come da art.188 del Decreto Legislativo n.152/06.

FOS
Con il termine FOS si indica la Frazione Organica Stabilizzata, ovvero quella derivante dal trattamento da usare come fertilizzante.

FRAZIONE ORGANICA O UMIDA
Comprende gli scarti alimentari (avanzi da cucina), scarti vegetali provenienti da attività agricole e agroindustriali, scarti di legno, rifiuti tessili di origine vegetale (lino, cotone, canapa) e contiene elevate concentrazioni di acqua.

FRAZIONE SECCA
Frazione di rifiuto costituita da materiali quali plastica, carte, legno, metalli, vetro, molti dei quali ad elevato potere calorico.

GESTIONE DEI RIFIUTI
Sistema che comprende le 4 operazioni principali di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento finale di rifiuti (compreso il controllo di tutte le operazioni, nonché il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la loro chiusura).

INCENERITORI
Qualsiasi unità, fissa o mobile, utilizzata per l’incenerimento di rifiuti (con o senza recupero del calore di combustione).

MESSA IN SICUREZZA
Ogni intervento per il contenimento o isolamento definitivo della fonte inquinante rispetto alle matrici ambientali circostanti (aria, suolo e acqua).

METALLI PESANTI
Elementi come cromo, manganese, rame, nichel, piombo, cadmio, zinco, mercurio e stagno provenienti da attività naturali (eruzioni vulcaniche, rilascio da minerali e rocce) o industriali (impianti di produzione di cloro ed altri composti chimici, fonderie, inceneritori, industrie del recupero dei metalli).

METANO
Uno dei gas che si generano dalla fermentazione dei rifiuti organici.

MUD
Il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale) o 740 ecologico, istituito con Legge n.70/1994, è un modello attraverso il quale devono essere denunciati i rifiuti pericolosi prodotti dalle attività economiche, i rifiuti raccolti dal Comune e quelli smaltiti, avviati al recupero o trasportati nell’anno precedente la dichiarazione. La gestione dei dati raccolti per mezzo dei MUD spetta alla Camera di Commercio competente per territorio e confluiscono al Catasto Rifiuti presso le ARPA di competenza. Il MUD, sostituito dal SISTRI, è soggetto ad una proroga decisa dal Governo fino al 30 giugno 2010.

PERCOLATO
Liquido che si raccoglie sul fondo delle discariche derivato dalla miscela tra i prodotti di decomposizione del rifiuto e le acque meteoriche, arricchito delle sostanze inquinanti che si trovano nei rifiuti.

PERICOLOSITA’ DI UN RIFIUTO
La pericolosità di un rifiuto viene determinata tramite analisi di laboratorio volte a verificare l’eventuale superamento di valori di soglia individuati dalle Direttive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze pericolose.

RACCOLTA DIFFERENZIATA
Raccolta finalizzata a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee (carta e cartone, vetro, plastica, ecc.).

RACCOLTA MULTIMATERIALE
La raccolta finalizzata a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche destinate prevalentemente al recupero energetico.

RAEE
Con RAEE si identificano i Rifiuti di Apparecchiature Elettroniche ed Elettriche e rappresentano la categoria di rifiuti in più rapido aumento a livello globale con un tasso di crescita del 3-5% annuo, tre volte superiore ai rifiuti normali. Sono considerati RAEE, televisori, videoregistratori, lettori DVD, telecamere, macchine fotografiche, radio, impianti stereo, lettori Mp3, Mp4, cuffie, computer, telefoni e cellulari, elettrodomestici per la casa e la persona (frigoriferi, lavatrici, forni, aspirapolvere, ferri da stiro, tostapane, frullatori, asciugacapelli, rasoi, orologi, climatizzatori, ventilatori, stufette elettriche, utensili elettrici (trapani, seghe, tagliaerba), giocattoli funzionanti con energia elettrica e strumenti musicali elettrici. In relazione ai RAEE, dal 18 giugno 2010, quando in Italia sarà attivo ufficialmente il sistema dell’ “uno contro uno” – ovvero usato contro il nuovo – sarà possibile smaltire le vecchie apparecchiature direttamente dai cittadini e a costo zero presso tutti i negozi.

REGISTRO CARICO E SCARICO RIFIUTI INDUSTRIALI
Registro delle operazioni di carico e scarico dei rifiuti compilato e vidimato da tutti quei soggetti obbligati secondo precise cadenze temporali, nel quale devono essere obbligatoriamente annotate le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al Catasto. Il Registro di carico e scarico dei rifiuti è stato sostituito dal SISTRI.

RICICLO
Ritrattamento in un ciclo produttivo del bene di consumo (a fine vita commerciale) per la funzione originaria o per altri fini.

RIFIUTI SPECIALI
A stabilire la tipologia di rifiuti speciali, suddivisi in rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti speciali pericolisi – è il comma 3 dell’art.184 del Decreto Legislativo n.152/06, che li identifica in rifiuti da lavorazioni industriali, rifiuti da attività commerciali, rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi, rifiuti derivanti da attività sanitarie, macchinari ed apparecchiature deteriorati ed obsoleti, veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti. I rifiuti speciali pericolosi – o anche conosciuti come rifiuti tossico nocivi – sono quei rifiuti generati dalle attività produttive che contengono al loro interno una elevatissima concentrazione di sostanze inquinanti. Secondo il comma 5 dell’art.184 del Decreto Legislativo n.152/06 sono rifiuti pericolosi (vedasi SOSTANZA PERICOLOSA) quelli contrassegnati da apposito asterisco nell’elenco CER2002. In tale elenco alcune tipologie di rifiuti sono classificate come pericolose o non pericolose fin dall’origine, mentre per altre la pericolosità dipende dalla concentrazione di sostanze pericolose e/o metalli pesanti presenti nel rifiuto, come antimonio, arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nichel, selenio, tellurio, tallio e stagno: possono essere presenti sia puri che combinati con altri elementi in composti chimici.

RIFIUTI URBANI
A stabilire la tipologia di rifiuti urbani è il comma 2 dell’art.184 del Decreto Legislativo n.152/06, che li suddivide ed identifica in: i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi ad uso non domestico; rifiuti provenienti dalla pulizia delle strade; rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti in aree pubbliche o su strade private soggette ad uso pubblico, spiagge marittime e lacuali e rive dei corsi d’acqua; rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale.

RIFIUTI URBANI PERICOLOSI
I Rifiuti Urbani Pericolosi, conosciuti con la sigla RUP sono costituiti da tutta quella serie di rifiuti che, pur avendo un’origine civile, contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze pericolose e che quindi devono essere gestiti diversamente dal flusso dei Rifiuti Urbani “normali”. È, infatti, obbligatorio organizzare la loro raccolta differenziata. Tra i RUP, i principali sono i medicinali scaduti e le pile.

RIUTILIZZO
Consente il riutilizzo del rifiuto raccolto per un uso identico a quello originario.

SIN
Si definiscono Siti d’Interesse Nazionale quelle aree ricadenti in tutto il territorio nazionale definite in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, all’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico e di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. I S.I.N. sono individuati e perimetrati con Decreto del ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d’intesa con le regioni interessate. Differiscono dagli altri siti contaminati perché la loro procedura di bonifica è attribuita al ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che può avvalersi anche dell’ISPRA, delle ARPAT e dell’ISS ed altri soggetti.

SISTRI
Il SISTRI è il nuovo Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti varato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con decreto ministeriale del 17 dicembre 2009. La gestione del SISTRI è stata affidata al Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente al fine di “controllare in modo più puntuale la movimentazione dei rifiuti speciali lungo tutta la filiera”, dal trasporto alla fase finale di smaltimento, con l’utilizzo di sistemi elettronici in grado di dare visibilità al flusso in entrata ed in uscita degli autoveicoli nelle discariche. Il SISTRI, con soluzioni tecnologiche, va a sostituire il Formulario di identificazione dei rifiuti, il Registro di carico e scarico e il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale).

SITI CONTAMINATI
Con la dicitura “siti contaminati” vengono classificati tutti i siti inquinati che sono all’origine di effetti dannosi o molesti per l’ambiente, oppure per i quali esiste il pericolo concreto che tali effetti si producano.

SITI INQUINATI
Con la dicitura “siti inquinati” vengono classificati tutti i siti di deposito, meglio conosciuti come discariche chiuse o ancora in funzione, siti aziendali e siti di un incidente, dove sono stati depositati o infiltrati nel terreno dei rifiuti.

SOSTANZA PERICOLOSA
Qualsiasi sostanza classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CEE e successive modifiche: questa classificazione è soggetta ad aggiornamenti, in quanto la ricerca e le conoscenze in questo campo sono in continua evoluzione.

SOVVALLO
La differenziata va ai rispettivi riciclatori (alluminio, vetro, carta), il resto agli impianti CDR (per combustibile derivato da rifiuti). Questi, con filtri meccanici, separano la parte umida (cibo ed organico) da quella secca. E producono tre cose: il FOS, la “frazione organica stabilizzata” da usare come fertilizzante; il sovvallo, lo scarto degli scarti destinato alla discarica (la normativa li considera rifiuti speciali); le ecoballe, cubi incelofanati da oltre una tonnellata oppure materiale tritovagliato da bruciare attraverso il cosidetto “recupero energetico della freazione secca nei termovalorizzatori per ottenere energia.

STAZIONI DI TRASFERENZA
Meta intermedia dei rifiuti urbani prima di essere recuperati e/o separati per i vari utilizzi finali.

STOCCAGGIO
Deposito preliminare di rifiuti.

TRATTAMENTO
Operazioni che comportano la trasformazione dei rifiuti in modo da diminuirne il volume e/o la pericolosità come l’inertizzazione, l’essiccamento, la triturazione.

 

CLICCA QUI  per conoscere i dati della raccolta differenziata del Comune di Massa Lubrense e di tutti i Comuni della Provincia di Napoli e Salerno

MODULISTICA per conferire rifiuti differenziati al Centro di Raccolta  Comunale

Prenotazione telefonica ritiro materiali ingombranti

Telefonare il mercoledì dalle 9,00 alle 13,00

0818780630

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